Ecco … li 55 anni dopo

Ecco … li 55 anni dopo

Correva il 12 giugno 1965, e nel duomo di Milano, per l’imposizione delle mani di Mons. Luigi Oldani, Vescovo Ausiliare di Milano, venivano ordinati cinque nuovi sacerdoti betharramiti, insieme a padre Luigi Speziale e padre Ennio Bianchi infatti vi erano anche tre futuri missionari: padre Mario Zappa, padre Arialdo Urbani e padre Alberto Pensa.
Tre storie differenti ma con un “filo conduttore” che li univa: ognuno di loro ha sempre cercato di incarnare con particolare passione quell’ “Eccomi” di San Michele Garicoits, fondatore della congregazione del Sacro Cuore di Gesù di Betharram.
Padre Mario, padre Arialdo e padre Alberto, si trovano per anni a studiare insieme e condividono ogni istante fino a quel 12 giugno e poi …. eccoli prendere strade, apparentemente, diverse non immaginando minimamente in quel momento che quelle stesse strade, prima o poi, si sarebbero incrociate di nuovo … in altre parti del mondo!
Ecco…li in padre Mario, brianzolo doc, originario di Triuggio (MB) che ora svolge il suo servizio presso la Parrocchia “Notre Dame de Fatima” a Bouar (Repubblica Centrafricana).
Impegnato per molti anni nella formazione di generazione di candidati al sacerdozio in Italia, dopo anni trascorsi a Roma ecco rispondere il suo “si”, con l’entusiasmo di un ragazzino seppur all’età di 54 anni, alla richiesta di una partenza per la missione, nel cuore dell’Africa. Corona in questo modo il suo sogno di essere concretamente al fianco dei più poveri e anche per offrire la sua esperienza nell’ambito della formazione.
Un mondo tutto nuovo ma ci impiega poco ad abituarsi a nuovi ritmi: per anni è stato l’animatore dei giorni di ritiro delle Suore Clarisse, infaticabile confessore che arriva sempre con un quarto d’ora di anticipo (in Africa!), sempre pronto e divertente con i suoi aneddoti, appassionato lettore che condivide volentieri libri e articoli, profondo e spericolato messaggero di un Vangelo senza frontiere.

 

 

Ecco…li in padre Arialdo, un vero missionario come uno se lo immagina non solo perché é tutt’uno e in simbiosi con il luogo in cui vive da anni, ma ancora di più ascoltando i suoi racconti di vita, con i suoi  oltre 50 anni di vita missionaria: in ogni angolo del mondo (e non é un modo di dire) divisi tra Thailandia, Brasile, Costa d’Avorio e infine proprio Repubblica Centrafricana.
Vive a Niem fin dal suo arrivo,  di quel posto conosce ogni pietra, ogni storia, ogni volto e ogni anima. Contornato dalle sue simpatiche galline si muove con calma, ma non sta mai fermo, meno che mai con le mani in mano! Parroco del villaggio, difende la sua gente con coraggio e nemmeno un fucile piantato sulla pancia gli ha fatto dare le chiavi della sua macchina a chi voleva derubarlo di quel mezzo prezioso che gli permette di portare libri ed istruzione, cibo e vestiti ai poveri che abitano più lontani dalle missioni. Si è piegato il fucile, davanti a una vita che è dono disinteressato.
Di poche parole e di molte opere stampa nel famoso “formaggio di Niem” le sue origini valtellinesi esportandolo fino alla capitale Bangui, dove non esistono i pascoli del bel altopiano di Niem.
È stato il primo missionario betharramita arrivato in Centrafrica nel lontano 1986 ed è grazie alla sua profezia se oggi la nostra diocesi di Bouar è illuminata e fecondata dal carisma di san Michel Garicoïts.
Ma la sua prima destinazione fu il sud-est asiatico, in Thailandia, raggiunta dopo un lungo viaggio in… nave!
Tornato in Italia per un periodo di riposo, incontra, padre Alberto, il suo compagno di studi e gli propone di raggiungerlo, avendo bisogno di un aiuto nel nord del paese.

 

 

Ecco…li in padre Alberto che dal piccolo paese di Lierna, sulle sponde del lago di Como, parte per il paese asiatico.
Chi lo conosce parla di lui come di una persona di poche parole, molto silenziosa e riflessiva; ma vedendolo in “azione” in missione e molto altro. Lo dimostra l’affetto che riceve ogni qual volta arriva in uno dei tanti villaggi sorti nel corso degli anni sulle montagne che all’epoca raggiungeva dopo giorni di cammino a piedi nella foresta: non importava se vi erano una o più famiglie cristiane.
Per non parlare dell’affetto dei piccoli ospiti accolti lungo oltre 30 anni all’Holy Family Catholic Centre; e ancora oggi diventati adulti e genitori, eccoli che portano i loro stessi figli alla missione affinchè ricevano quell’istruzione che loro stessi hanno ricevuto.
Non può passare inosservato vederlo alla mattina al termine della messa, come un “padre” che, stando all’ingresso della missione saluta tutti i bambini e li vede uscire in fila indiana verso la scuola, il suo sguardo paterno si posa su di loro fino a quando anche l’ultimo bambino ha girato l’angolo.

 

 

Eccoli: dunque nessuno mai di loro ha smesso di seminare Carità e Speranza nella vita e nel cuore del prossimo, credendo con tutta la forza del loro dono gratuito e quotidiano che l’Amore vince su tutto, dimostrando con il loro sorriso fiducioso e disarmante che fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce!
“Eccomi, senza ritardo, senza condizioni, senza rimpianto, per amore della volontà del mio Dio”. (San Michele Garicoits).

 

 

 

 

 



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