Volontariato é Sonia: “Partire affidandosi imparando dai piccoli”

Volontariato é Sonia: “Partire affidandosi imparando dai piccoli”

Missio Giovani fa parte della Fondazione Missio, l’organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana, e si occupa dell’animazione e della formazione missionaria per adolescenti e giovani che hanno nel cuore il desiderio di vivere la missione a 360°.
Ogni estate Missio Giovani sceglie un Paese per vivere e far vivere a giovani la missione e quest’anno la meta è stata la Thailandia.
L’Holy Family Catholic Center nel nord del paese è stato scelto come uno dei luoghi di accoglienza per 4 giovani del gruppo.
Oggi proponiamo la testimonianza di Sonia che ha vissuto al Centro questa esperienza.

 

“Viaggiare e condividere” è stato questo il tema del percorso che ho scelto di intraprendere a partire dal novembre 2018 organizzato dal Centro Missionario Diocesano di Padova dove con una serie di incontri mensili ho potuto conoscere la realtà missionaria.
Ho sempre avuto il desiderio di viaggiare e conoscere nuove e diverse culture e questo desiderio cresceva in me con il susseguirsi degli incontri.
L’atto finale del percorso prevedeva la possibilità di vivere un’esperienza e dopo numerosi momenti di domande, dubbi e incertezze, ho scelto come meta missionaria la Thailandia, o meglio, probabilmente la Thailandia ha scelto me.
Credo ci sia un disegno Divino per ognuno di noi, basta (af)fidarsi.
Il passaporto era già pronto ma la valigia ancora vuota: mi rendevo conto del viaggio particolare che avrei fatto ogni qualvolta che qualcuno mi chiedeva dove sarei andata in vacanza quest’estate. Non mi aspettavo di fare una vacanza come tante altre vissute fino ad oggi, ma di vivermi molto di più, qualcosa di diverso. E questo, se da un lato mi entusiasmava, dall’altro mi faceva paura per le difficoltà che di sicuro avrei trovato.
Oggi posso affermare che proprio quel pensiero di mettermi in gioco con la voglia di scoprire e di scoprirmi, mi ha quella carica necessaria per poter iniziare questa avventura.

La destinazione che mi è stata assegnata da parte dei responsabili di Missio giovani, insieme ad altre 3 ragazze, è stata la missione Holy Family Catholic Centre vicino a Mae Sai nel nord del Paese dove vivono un centinaio di bambini e ragazze dai 6 ai 15 anni provenienti da villaggi delle montagne alla quale viene data la possibilità di frequentare la scuola a pochi passi dal Centro.
Le ragazze adolescenti una volta finita la scuola, imparano l’arte del taglio e cucito a Bankonthip, la scuola nata all’interno della missione: lavorano ricamando e creando oggettistica da poter vendere per trarne sostentamento per il centro.
All’arrivo sono stata sorpresa dall’immediata ospitalità di alcune ragazze che hanno voluto portare da sole le nostre valigie e gli zaini fino al nostro alloggio, una piccola casetta con tutto il necessario per la nostra esperienza.
Una volta tornati da scuola anche tutti i bambini hanno voluto darci il loro benvenuto in mezzo a loro nel grande salone dove su un telo erano stati scritti i nostri nomi.
Il momento più commovente è stato nel sentirli cantare e nel dirci “grazie” in lingue diverse; in quel preciso instante mi chiedevo “siamo appena arrivate e ci ringraziano già, per che cosa?”, Semplicemente per essere lì con loro.
In Italia quando dicevo che avrei sarei partita per questa esperienza i più mi chiedevano cosa ci andavo a fare: si pensa di partire con l’idea di ‘fare’ ma alla fine quello che importava era ‘stare’ e vivere con loro la quotidianità.
Fin da subito i più piccoli hanno voluto portarci nella loro vita prendendoci per mano e ricordo con un sorriso tutti coloro che guardavano con meraviglia la mia pelle chiara e avvicinavano il loro braccio al mio per confrontarlo con il colore della loro pelle leggermente più scura.
Sono stati molti i momenti che sono stati vissuti insieme: a partire dalla celebrazione della messa mattutina, dopo colazione in cammino verso la scuola, i giochi del pomeriggio all’aperto, la cena e le serate danzanti.
Certo il problema che fin sa subito poteva sembrare insormontabile era la lingua cosi diversa che non permetteva di farci capire a parole, ma bastavano un abbraccio e tanti sorrisi.
C’è stato un vero e proprio scambio culturale: ho avuto modo di imparare qualche parola in thailandese grazie a loro e da parte nostra abbiamo cantato con loro alcune canzoni italiane e abbiamo condiviso pietanze tipiche del nostro Paese e le nostre papille gustative hanno retto (o quasi) ai loro sapori piccanti.

 

Ho imparato che prendersi cura dell’altro allontana dall’egoismo: ricordo una mattina mentre accompagnavo i bambini a scuola a piedi, mi sono coperta il viso perchè abbagliata da un raggio di sole e subito una bambina mi ha offerto un ombrello per ripararmi.
Ho imparato che quando ci si arrabbia è meglio farlo come loro: si litiga sì, ma dopo due minuti si fa pace.
Ho imparato che privarsi di qualcosa per darlo a chi ne ha bisogno avvicina alla carità: ricordo durante una celebrazione un bambino di 6 anni ha dato il libro dei canti ad un altro perché ne era privo ed entrambi … non sapevano leggere!
Ho imparato da loro a togliermi le scarpe non solo come segno di rispetto ma anche per sporcarmi e vivermi pienamente ogni momento.
Tutti i bambini del mondo sono uguali, dovremmo ritornare anche noi bambini: attraverso i loro occhi vedremmo il mondo per come devee essere.

 

Dopo 2 mesi da quel viaggio nella terra del sorriso, sorrido ancora ricordando i colori e i volti di una terra che mi ha attesa, accolta e abbracciata.
Ero uno straniero eppure ho ricevuto ospitalità, attenzione, cura, fiducia, rispetto: tutto questo mi è stato semplicemente donato.
Il vero viaggio però comincia sempre dal ritorno, lo spirito della missione continua: Accoglienza, Adattamento, Ascolto e Condivisione.
Mi porto a casa la consapevolezza che l’ascolto è più importante del dire, un sorriso donato vale più di mille parole, la diversità è ricchezza e bellezza!

 

KOP KHUN KHA Thailandia